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statua parlante pasquino a roma

Lo sapevate che a Roma esistono delle “statue parlanti”?

Roma sappiamo bene quanto abbia apprezzato, fin dall’antichità, il gusto per la satira, gli scherzi e il divertimento in generale, soprattutto se rivolto contro il potere! Ma non sempre tale ironia era permessa, anzi! Durante l’epoca papale infatti, le bocche dovevano “essere cucite” e per questo si iniziò a “far parlare” alcune particolari statue.

Nonostante la più famosa sia certamente Pasquino, in città tutt’oggi se ne possono trovare varie: abbiamo Marforio nel cortile di Palazzo Nuovo in Campidoglio; c’è l’Abate Luigi in Piazza Vidoni; Madama Lucrezia a lato della chiesa di San Marco in Piazza Venezia; il Facchino in Via Lata ed infine il Babuino situato nell’omonima via. Un fenomeno quindi assai diffuso che ebbe inizio però proprio dal nostro Pasquino. Dalla sua bocca, già dal XVI secolo, iniziarono ad uscire caricature di papi, prelati, nobili e approfittatori senza alcuno scrupolo di cui furono messi in piazza vizi, corruzioni e abusi.

Ma chi è Pasquino? Casualmente durante alcuni scavi iniziati per abbellire e ampliare Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi), che affaccia su Piazza Navona, comparve un torso marmoreo mutilo che il cardinale Carafa, proprietario della residenza, decise di posizionare su un piedistallo, addossandolo al muro del palazzo verso la piazzetta di Parione. La statua iniziò subito a far parlare di sé e numerosi furono i tentativi di stabilire identità e paternità dell’opera e dopo mille dissertazioni, la tesi più accreditata, supportata anche da Michelangelo e da Bernini, fu che si trattasse di Menelao.

Ma perchè Pasquino allora? Anche qui le storielle sono numerosissime: c’è chi dice che iniziò ad esser così chiamato perché nelle vicinanze vi era un’osteria tenuta da un certo Mastro Pasquino; chi per la presenza della bottega del sarto Pasquino che sembra parlasse molto liberamente con i suoi garzoni; chi per quella di un barbiere che amava lanciarsi in animate conversazioni e ancora chi lo vuole riferire all’insegnante Pasquino i cui studenti, per schernirlo, diedero il suo stesso nome al misterioso tronco.

Ma perché è diventato così famoso il nostro Pasquino? Certamente la sua posizione, nel cuore cittadino, giocò molto a suo favore e così il popolo, stanco dei continui soprusi degli uomini di potere, iniziò a far parlare la statua affiggendo dei cartelli satirici, pungenti e cattivissimi! Diventò subito famoso nel 1500, quando era papa Alessandro VI Borgia, un uomo talmente vizioso e spregiudicato da far proferire a Pasquino le seguenti parole: “Son questi Borgia inver sul buon cammino, oprando gesta gloriose e degne del serpente, di Giuda e di Caino”. Nel 1600, quando Maffeo Barberini fu eletto papa con il nome di Urbano VIII, famoso perché per “abbellire” Roma impose ingenti tasse e numerose espoliazioni degli antichi monumenti (primo fra tutti il bronzo del Pantheon per costruire il baldacchino di san Pietro), Pasquino così proferì: “Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”.

Non risparmiò neanche le donne e su Olimpia Maidalchini, la Pimpaccia, strettissima consigliera di papa Innocenzo X, donna ambiziosa, avida di potere e denaro e molto influente disse: “Per chi vuol qualche grazia dal sovrano, aspra e lungo è la via del Vaticano; ma se è persona accorta, corre da Donna Olimpia a mani piene, e ciò che vuole ottiene. E’ la strada più larga e la più corta”. E nel 1700, contro papa Clemente XI che era solito inviare molto denaro ai suoi parenti, così sentenziò: ”Dacci un papa miglior, Spirito Santo, che ci ami, tema Dio, né campi tanto”.

In epoca più moderna non si risparmiò e contro Napoleone così sentenziò: “E’ vero che i Francesi sono tutti ladri? Tutti no, ma BonaParte!”. E si potrebbe continuare all’infinito, perché la tradizione delle cosiddette Pasquinate è lunghissima, un’arma di espressione che fece esternare al popolo il più vivo sentimento di ribellione allora concepito. Se vi capita quindi di passeggiare nei dintorni di piazza Navona, fermatevi un attimo davanti a Pasquino, perché la tradizione continua!

Autore: L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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